La mattina del 9 settembre 1990, mentre aspetta il treno che deve portarlo nella sua parrocchia per celebrare la liturgia, padre Men’ viene ucciso a colpi di accetta da uno sconosciuto. Sul luogo della sua morte, vicino al villaggio di Semkhoz ove abitava, sulla strada verso il monastero di san Sergio, è stata edificata una cappella divenuta luogo di pellegrinaggio.

Aleksandr Men’ nasce a Mosca il 22 gennaio 1935 da una famiglia di tradizione ebraica. La madre, che da tempo rifletteva sulla decisione di divenire cristiana, decide di battezzarsi insieme al figlio di pochi mesi in una piccola chiesa ortodossa non lontana dal monastero di san Sergio a Zagorsk, allora chiuso per la dura politica repressiva del regime sovietico.

Dopo la guerra, ancora adolescente, chiede di entrare in seminario, ma non è accettato perché minorenne. Inizia la sua formazione da solo, nello studio dei grandi pensatori ortodossi i cui libri, proibiti dallo Stato, riesce ad acquistare clandestinamente.

Completati gli studi presso l’istituto di biologia si sposa nel 1956 con una compagna di università. Nel 1958 diventa diacono, nel 1960 riceve l’ordinazione sacerdotale. Nel 1970 diviene parroco della chiesa di Novaja Derevnja, a circa un’ora da Mosca, dove rimarrà fino alla morte. La sua attività pastorale è molto intensa, nonostante le ripetute minacce dei servizi segreti sovietici e le enormi difficoltà nella comunicazione del Vangelo in quegli anni.

La chiesa di Novaja Derevnja diviene presto un centro di spiritualità e di catechesi per una numerosa famiglia di figli spirituali di padre Men’, composta prevalentemente da giovani intellettuali in ricerca della fede, molti dei quali di origine ebraica. Padre Men’ sarà autore di numerosi libri catechetici e di commento alle Scritture, che conosceranno, con gli inizi della perestrojka, una forte diffusione nel mondo moscovita e non solo.

Dalla metà degli anni ’80, con la liberalizzazione della vita religiosa, le attività di padre Men’ si moltiplicano: i suoi interventi in occasioni pubbliche, le trasmissioni radiofoniche, le pubblicazioni, faranno di lui uno dei più famosi e ascoltati cristiani ortodossi di Russia. Il numero dei suoi figli spirituali cresce.

Sono varie migliaia nella sola Mosca: si incontrano per pregare, riflettere e studiare la Scrittura e si impegnano con i più poveri, in particolare i bambini malati negli ospedali. Si inaugura una Università ortodossa da lui fondata e il suo libro “Figlio dell’uomo” diventa un testo fondamentale per migliaia di persone che si avvicinano al cristianesimo. La sua “popolarità” cresce insieme al numero di chi si oppone alla sua predicazione.

La mattina del 9 settembre 1990, mentre aspetta il treno che deve portarlo nella sua parrocchia per celebrare la liturgia, padre Men’ viene ucciso a colpi di accetta da uno sconosciuto. Sul luogo della sua morte, vicino al villaggio di Semkhoz ove abitava, sulla strada verso il monastero di san Sergio, è stata edificata una cappella divenuta luogo di pellegrinaggio.


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