OMELIA DEL CARDINAL VICARIO DI ROMA, ANGELO DE DONATIS
Cari fratelli e care sorelle,
la nostra veglia di preghiera si inscrive nel cammino quaresimale, segnato drammaticamente dalla guerra in Ucraina, “sacrilega e disumana”, con il suo carico devastante di morte, di violenza, di distruzione. Milioni di donne e bambini, di anziani sono in fuga dall’orrore. Il male sembra impazzare senza incontrare argini. L’Europa e il mondo intero vivono l’angoscia del futuro e un grande senso di impotenza, senza dimenticare la responsabilità di molti, troppi, e forse noi fra essi, rimasti sordi innanzi ai moniti dei profeti della pace. Risuona nelle nostre orecchie e nei nostri cuori la parola di Papa Francesco, che ha implorato: “in nome di Dio si fermi il massacro” e si ritrovi la via del dialogo. Siamo idealmente accanto al Signore Gesù, mentre dall’Orto degli Ulivi contempla la città Santa, e in essa sembra leggere il dolore dell’umanità intera, sconcertata di fronte agli accadimenti tremendi della storia. Accanto a lui scorgiamo i discepoli di ogni tempo, che hanno creduto al Vangelo sino al dono della vita. Non si sono sottratti alla prova e hanno vissuto empaticamente accanto ai fragili, ai feriti, ai mendicanti di speranza. La fede ne ha animato le scelte, donandogli i sentimenti del loro maestro. Martiri della carità, del dialogo, della pace e della riconciliazione si sono opposti al signore di questo mondo – colui che divide, il calunniatore – pagando di persona. Si sono esposti al pericolo e sono stati uccisi. Ma non è stato ucciso l’orizzonte del Regno che il Signore Gesù è venuto a inaugurare. Questi figli e figlie del Vangelo di ogni confessione, appartengono alla Chiesa universale di Dio e ci dicono, con Gesù: “«Badate che nessuno v’inganni! Molti verranno nel mio nome, dicendo: «Sono io», e trarranno molti in inganno”. La guerra e la violenza sono infatti una grande menzogna: l’inganno che vuole alcuni al di sopra degli altri, l’abbaglio della potenza e dei disegni egemonici, la fiducia nelle armi…Tutto ciò si sbriciola innanzi alla finitezza e alla fragilità dell’umanità, come abbiamo appreso, quasi all’improvviso, dalla dolorosa lezione della pandemia. Ancora una volta: troveremo un approdo di pace solo se saremo fratelli e sorelle tutti della medesima famiglia umana. Gesù, per noi ha fatto ingresso a Gerusalemme per combattere la battaglia definitiva contro Satana, nemico della nostra vita. Non ha un esercito con se, ma pochi amici e li avverte “quando sentirete di guerre e di rumori di guerre, non allarmatevi; deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti in diversi luoghi e vi saranno carestie”. I segni terribili da lui indicati sono come il travaglio della donna in procinto di partorire: “questo è l’inizio dei dolori”. Non è la fine, ma le doglie sono lancinanti, quasi insopportabili: i conflitti tra i popoli, la potenza della natura che oggi – lo sappiamo più di ieri – si può rivoltare alla prepotenza dell’uomo, le carestie, e nel brano parallelo di Luca, le epidemie…La morte vorrebbe abortire la vita e distruggere il tessuto umano dentro la quale essa è generata: le relazioni, la convivenza, la libertà, il creato. Questo avviene oggi in Europa, ma i testimoni della fede di cui evocheremo i nomi, lo sanno: ovunque e in ogni continente la vita è minacciata e aggredita. Giovanni, l’autore dell’Apocalisse, rappresenta questa aggressione come un drago che si pone davanti alla donna, figura del popolo messianico e richiamo a Maria, “in modo da divorare il bambino che avesse partorito”. Una fra le – purtroppo innumerevoli – immagini che hanno scosso le nostre coscienze, è quella di una donna incinta, ferita nel bombardamento dell’ospedale di Mariyupol, portata via su di una barella, e poi purtroppo deceduta assieme alla sua creatura. I martiri e i testimoni della fede contemporanei sono però come le levatrici che permettono alla speranza di vedere la luce. Penso ai tanti missionari e tante missionarie che operano in contesti dove regna la miseria, dove manca dell’essenziale, dove la violenza è endemica. La presenza di cristiani umili e coraggiosi, è segno pasquale di resurrezione all’umanità che Gesù mostra nel suo amore per i piccoli, nella forza del suo perdono, nella fede e nell’amore per il Padre. Il Signore non ha abbandonato i suoi. Gli ha concesso il dono dello Spirito, che suggerirà loro cosa dire e che scelte compiere quando, afferma “Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza…e vi condurranno via per consegnarvi…”. Gesù così indica l’epifania del male “Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno”. Eppure, in questo quadro di guerra fratricida, “è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni”.
Si, questo è il tempo in cui proclamare con la vita e chiedere nella preghiera che le nazioni possano conoscere il Vangelo del Signore, che è entrato a Gerusalemme come principe della pace. E quanto a noi, la parola di Gesù è chiara: “Badate a voi stessi! […] Chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato”. Nel Vangelo di Luca: “con la perseveranza salverete la vostra vita”. La perseveranza nella preghiera: chiediamo l’intercessione dei martiri, dei testimoni della fede, e invochiamo il soccorso di Dio, come la vedova insistente con il giudice iniquo, sino a quando non sarà restituita la pace ai popoli oggi sofferenti. Sino a quando i profughi non saranno ristorati e accolti. Amiamo con la perseveranza dei martiri, ascoltando e accogliendo il grido e le lacrime di tutti coloro che mendicano vita alla porta del nostro cuore e delle nostre Chiese. Si riaccenda il nostro amore, cresca la nostra fede, fino al giorno della vittoria di Dio sull’ultimo nemico, la morte. Che si possa cantare un giorno, con le parole dell’Apocalisse: “Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il Regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, perché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli…Ma essi lo hanno vinto grazie al sangue dell’Agnello e alla parola della testimonianza e non hanno amato la loro vita fino a morire” (cfr. Ap 12, 10-11). Amen

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