
L’immagine del Papa insieme ai Delegati delle altre Chiese cristiane, riuniti nella basilica di San Paolo fuori le Mura, esprime efficacemente il significato più profondo della celebrazione di domenica scorsa, in cui sono stati commemorati i martiri ed i testimoni della fede del XXI secolo. Hanno accolto l’invito di Sua Santità ben undici diverse Chiese ortodosse, insieme ad altre cinque Chiese ortodosse orientali e otto Chiese evangeliche e comunioni ecclesiali.
Solo per menzionarne alcuni, erano presenti il delegato del Patriarca ecumenico Bartolomeo, S. Em.za Elia, arcivescovo di Helsinki e di tutta la Finlandia, quello del Patriarcato di Mosca, S. Em.za Antonij, capo del dipartimento per le Relazioni ecclesiastiche esterne, nonché i delegati anglicano, Rev. Anthony Ball, e della Federazione Luterana Mondiale, Dr. Dirk Lange.
I delegati, il giorno precedente alla Commemorazione si sono recati in visita alla basilica di San Bartolomeo all’Isola, Santuario dei Nuovi Martiri, dove hanno potuto rendere omaggio alla tomba dell’apostolo e successivamente alle reliquie e memorie giunte da ogni parte del mondo, testimonianza delle persecuzioni scatenatesi contro i cristiani nei secoli XX e XXI.
In tutte le comunità cristiane sparse nei cinque continenti vi sono stati fedeli che non hanno avuto timore di donare la loro vita fino alla morte. Se i contesti sono diversi da un luogo all’altro, unica è la ragione della morte: la fedeltà a Cristo. Questa testimonianza di fedeltà al Signore unisce già la Chiesa nell’ecumenismo del sangue, come aveva detto Giovanni Paolo II commemorando nel 2000 i Nuovi Martiri del XX secolo al Colosseo. Leone XIV, citando l’enciclica Ut unum sint (n. 84), ha ribadito: «Siamo convinti che la martyria fino alla morte è la “comunione più vera che ci sia con Cristo che effonde il suo sangue e, in questo sacrificio, fa diventare vicini coloro che un tempo erano lontani (cfr. Ef 2, 13)”».
L’intensità spirituale fino alla commozione di tutti i presenti è stato il segno della consapevolezza che il Battesimo ci unisce tutti e la grazia agisce e fruttifica fino al dono della vita, anche al di là delle divisioni storiche dei cristiani. In questo senso sono profondamente vere le parole di sant’Agostino, che Papa Prevost ha nel suo stemma: In Illo uno unum. Quest’unità si è percepita nella basilica ostiense all’apparire del Crocifisso, che ha aperto la processione iniziale della celebrazione ed è stato solennemente intronizzato.
La serena cordialità dei Delegati fraterni e la loro gratitudine per l’invito del Papa hanno indicato quanto oggi siano più vere di ieri le parole di san Giovanni XXIII, pronunciate nel famoso discorso detto “della luna” la sera dell’apertura del Concilio Vaticano II: «Continuiamo a volerci bene, guardandoci così nell’incontro; cogliere quello che ci unisce, lasciar se c’è qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà. Fratres sumus!».
Lo spirito di comunione ha animato anche il lavoro della Commissione Nuovi Martiri-Testimoni della Fede, che ha lavorato in rapporto con le Chiese particolari, gli organismi propri dei consacrati e delle consacrate, le Nunziature apostoliche e gli organismi interessati della Santa Sede. La Commissione ha raccolto una dettagliata documentazione intorno alle persone che sono state uccise. L’esame dettagliato dei singoli casi segnalati ha permesso di scoprire la differenza delle cause che hanno portato alla morte i cristiani di oggi, rispetto a quelli del secolo scorso. Se prima erano vittime delle ideologie del comunismo, del nazifascismo, del socialismo, oggi i cristiani sono perseguitati ed uccisi a motivo del terrorismo, delle mafie e dell’impegno per la giustizia, la pace, la difesa della terra e dei popoli come in Amazzonia o per i conflitti tra diverse etnie in Africa. Tutti coloro che hanno donato la vita sono compresi nelle Beatitudini evangeliche, pagina proclamata durante la celebrazione.
Esse hanno scandito la parte propriamente commemorativa della preghiera. Come ha detto il Papa, questi nostri fratelli e sorelle sono stati ricordati «con lo sguardo rivolto al crocifisso», l’uomo delle Beatitudini, che come ha aggiunto Leone XIV «ci ha manifestato il vero volto di Dio, la sua infinita compassione per l’umanità; ha preso su di sé l’odio e la violenza del mondo, per condividere la sorte di tutti coloro che sono umiliati e oppressi».
Le lampade accese, deposte da diversi delegati fraterni ai piedi del Crocifisso hanno voluto significare come i martiri del nostro tempo non sono stati “sconfitti” — ha rilevato il Pontefice — ma «in realtà, come ci dice il Libro della Sapienza: “anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza resta piena d’immortalità” (Sap 3, 4)». Questa luce, che ha brillato in loro mentre le tenebre dell’odio e della violenza imperversavano, è la luce di Cristo. Come recita una preghiera della liturgia, «l’amore vince l’odio, la vendetta è disarmata dal perdono». Ed infatti è stato cantato: «Dove la carità è vera e sincera là c’è Dio».
Il sacrificio di questi uomini e donne richiama il grande tema della libertà religiosa, ricordato anche dal Papa nella sua omelia. Infatti essi sono stati vittime proprio del mancato rispetto della libertà religiosa, che, come ha più volte affermato San Giovanni Paolo II, è il fondamento di ogni altra libertà. Scriveva il Santo Pontefice: “La libertà religiosa, talvolta ancora limitata o coartata, è la premessa e la garanzia di tutte le libertà che assicurano il bene comune delle persone e dei popoli” (Redemptoris missio, 39).
Nella Commemorazione, unico evento ecumenico a Roma nel Giubileo, abbiamo celebrato — per usare le parole del Pontefice — «la speranza di questi coraggiosi testimoni della fede. È una speranza piena d’immortalità (…) perché la loro testimonianza rimane come profezia della vittoria del bene sul male».
Leone XIV ha poi affermato: «Non possiamo, non vogliamo dimenticare. Vogliamo ricordare», perché «come nei primi secoli, anche nel terzo millennio “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani” (Tertulliano)».
Proprio per questo, la Commissione continuerà nel suo lavoro, raccogliendo le testimonianze di coloro che per la fede, in questo nostro tempo, hanno fatto dono della loro vita, di questi testimoni che rendono ragione della nostra speranza cristiana (1Pt 3, 15).
di Mons. Fabio Fabene Arcivescovo segretario
del Dicastero delle Cause dei santi e presidente della Commissione Nuovi Martiri -Testimoni della Fede https://www.osservatoreromano.va/it/news/2025-09/quo-214/in-spirito-di-comunione.html