La basilica di San Bartolomeo all’Isola a Roma, santuario dei Nuovi Martiri per volontà di san Giovanni Paolo II, custodisce una preziosa memoria del Sud Sudan, lo Stato più giovane del mondo, piombato poco dopo l’indipendenza (9 luglio 2011) nell’incubo della guerra civile. Nella chiesa che ospita ogni sera la preghiera dei giovani di Sant’Egidio sono stati infatti introdotti, sull’altare dei nuovi martiri africani, i sandali, l’abito religioso e la croce pettorale di suor Mary Daniel Abut e suor Regina Roba Pasqual. Il 16 agosto 2021 le due religiose sud-sudanesi, appartenenti alle Sacred Heart Sisters, sono state colpite a morte mentre tornavano a Juba, insieme ad altre persone, da una celebrazione nella diocesi di Torit, in Equatoria Orientale. La cerimonia è stata presieduta da mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, alla presenza di suor Alice Jurugo Drajea, superiora generale delle Sacred Heart Sisters, degli ambasciatori degli Stati Uniti d’America e del Giappone presso la Santa Sede, di Andrea Riccardi e del rettore della basilica, don Angelo Romano. “La testimonianza di suor Regina e suor Mary ci esorta a continuare a camminare, anzi a correre, sulla strada della comunicazione del Vangelo”, ha detto mons. Paglia. “Questa basilica dedicata ai Nuovi Martiri ci ricorda che il Vangelo va vissuto con quella dimensione di ‘eroicità’ propria di Gesù. In questo tempo – segnato in maniera così radicale dall’individualismo – c’è bisogno della testimonianza di un Vangelo senza aggiunte, radicale”. Durante la cerimonia sono state lette alcune riflessioni delle due suore, raccolte durante un ritiro spirituale. Suor Mary, per 12 anni superiora generale delle Sacred Heart Sisters, affermava: “Con la pazienza dell’agricoltore, la pazienza dei discepoli di Gesù, attraverso così tante difficoltà, abbiamo imparato a essere forti, costanti, a non fuggire via, a non tirarci indietro a causa della solitudine e della paura. Solo la fede, nel mezzo della prova, ha fatto sì che la paura divenisse lo stesso grido di aiuto che ha salvato nella loro umiltà Giuditta, Ester e la madre siro-fenicia: tutte donne che chiamano all’unità e alla pace”. E suor Regina, battezzata e cresciuta fin da bambina in questa congregazione molto attiva nell’educazione femminile anche in Uganda, scriveva: “La guerra mi ha accompagnato dal giorno della mia nascita e per tutta la vita. Ho avuto tantissima paura della guerra, quando da piccola dovevo nascondermi nei bunker e scappare di continuo da un posto all’altro. Non avrei mai potuto fare quello che ho fatto senza Dio, soprattutto in tutti questi anni di guerra. Desidero avere il pensiero di Cristo, diventando sua discepola nella verità”. “La loro testimonianza possa spingere il Sud Sudan sulla via della riconciliazione e della pace! E la visita che Papa Francesco si appresta a compiere sia di benedizione per il Sud Sudan e per l’intero continente africano, a noi tanto caro”, ha concluso mons. Paglia.

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